Erano pronti a confrontarsi con documenti, microfilm, ipotesi, schedature, ma mai avrebbero pensato di tornare a casa, dopo soli cinque giorni, consapevoli di cosa si celi dietro la storia ufficiale e di quanto essa sia un racconto in costante aggiornamento. Grazie alla stimolante guida delle Dott.sse Debora Chiarelli e Irene Guerriero, che hanno progettato attività di grandissimo interesse storico e metodologico di cui sveleremo più avanti tutti i dettagli, il PCTO dei nostri ragazzi dell’High School presso l’Archivio Storico della Banca d’Italia si è trasformato in un’esperienza fondamentale per il loro percorso didattico, come testimonia Irene Zu in questo discorso pronunciato l’8 marzo, giornata conclusiva del progetto.
Alla fine della nostra esperienza all’Archivio Storico della Banca d’Italia sono sorte spontanee per noi delle riflessioni. In un’epoca in cui il flusso incessante di informazioni spesso minaccia di sommergerci, ci siamo ritrovati qui a esplorare il significato essenziale degli archivi, veri custodi della nostra memoria collettiva.
Come esseri umani, siamo più che semplici individui; in un certo senso e a fronte delle esperienze fatte, siamo una declinazione degli archivi. Insomma, degli archivi viventi, ovvero un intricato e straordinario accumulo di esperienze, ricordi e tradizioni che ci definiscono e ci rendono unici.
Carl Gustav Jung sosteneva che la maturità dell’uomo non si ottiene con il solo invecchiare, ma nell’individuare e sviluppare le nostre risorse interiori e spirituali, e forse il più grande peccato dell’uomo è proprio quello di imparare dalle lezioni della vita soltanto quando non ci servono più a niente.
Gli archivi storici, in un modo simile, rappresentano il nostro tesoro collettivo. Questi sono i custodi dei racconti delle generazioni passate, delle epoche che ci hanno preceduto e hanno plasmato il nostro presente. In essi troviamo non solo i fatti crudi degli eventi passati, ma anche la trama narrativa delle vite umane, con le loro gioie, le loro lotte, e le loro conquiste. Nel corso della nostra esperienza in Banca d’Italia abbiamo avuto modo di toccare con mano un’incredibile varietà di documenti, dai fascicoli istituzionali a quelli del personale, dalle lettere diplomatiche, ai bilanci finanziari, dagli articoli di giornale ai file multimediali. Dietro ogni singolo pezzo un tassello di storia, di vissuto, una firma piuttosto che un’altra, una foglio di carta piuttosto che un altro, una foto e una persona piuttosto che un’altra.
Oggi, in un mondo caratterizzato da flussi incontrollati di informazioni, ove la verità può essere distorta o persino manipolata, gli archivi assumono un ruolo cruciale nella difesa della nostra comprensione storica e della nostra identità collettiva. George Orwell affermava: “Chi controlla il passato, controlla il futuro. Chi controlla il presente, controlla il passato”. Gli archivi, quindi, diventano i guardiani della verità storica, impedendo che il nostro passato venga distorto o manipolato.
Oggi, quindi, a conclusione delle giornate passate in Banca d’Italia possiamo affermare di avere una nuova consapevolezza di quei documenti considerati da tutti “polverosi”. Poiché all’interno di essi vi è il riflesso delle nostre storie personali e collettive, un prezioso legame tra il passato, il presente e il futuro.
In conclusione, vorrei terminare con le parole di Arthur Schopenhauer “L’ignoranza è oscura, mentre la conoscenza è luminosa”. Le parole del filosofo sottolineano il potere trasformante della conoscenza. In un’epoca di disinformazione, la luce della conoscenza deve essere coltivata attraverso la valorizzazione e la tutela dei nostri archivi storici. Questi sono una guida indispensabile nel nostro cammino verso la famosa massima delfica dello γνῶθι σεαυτόν, conosci te stesso, una comprensione più profonda di chi siamo e del dove stiamo andando.
Irene Zu, 17 anni, IV A Liceo Classico
















