
DAL PIÙ IMPORTANTE AUTORE ITALIANO DI TESTI DI CANZONI, UN INCORAGGIAMENTO A COLTIVARE IL TALENTO E AD ESSERE ALTRUISTI: “SIAMO QUI PER AIUTARE CHI HA BISOGNO”. MA NON CHIAMATELO PAROLIERE: “È COME DARE DEL GIORNALAIO AL GIORNALISTA”
Un commovente incontro tra generazioni per chiudere la prima settimana di fermo didattico della nostra High School. Con 523 milioni di dischi venduti in tutto il mondo non si esagera di certo a definirlo una leggenda della musica pop italiana. “Il talento bisogna coltivarlo: siamo noi a scegliere se saremo un campo selvatico, un prato o un frutteto”: hanno fatto risuonare una certa nostalgia le immagini che Giulio Rapetti Mogol ha scelto per rispondere alla prima domanda dei nostri studenti, centrata sulla preoccupazione più grande della loro età, scoprire chi sono e cosa diventeranno. “Fare poi tanta autocritica e seguire i consigli dei maestri per non diventare vittime di sé stessi. Pretendere di essere nobili, fare la guardia a sé stessi” ha proseguito con un afflato quasi filosofico di umanità universale, testimonianza di una profonda fede cristiana.
Accettando l’invito che gli abbiamo rivolto a chiudere la nostra settimana della creatività e dei talenti, il grande artista, che è nonno di due studenti dell’istituto, per i 50 minuti in cui è stato in video-conferenza con le nostre classi si è comportato un po’ come il nonno di tutti i presenti, rispondendo instancabilmente alle numerose domande che gli sono state rivolte, come quella sul blocco dello scrittore, che in realtà non lo ha mai riguardato – “quando sento la musica è lei che mi guida, scrivo quello che mi dice la musica” – o sugli inizi da autore – “ho sentito la molla del guadagno, lavorando si impara a non mollare mai”.
Una vocazione pedagogica che non sorprende di certo e che lo straordinario autore ha avuto modo di far conoscere anche all’estero, nei prestigiosi atenei di Harvard o Berkeley, dove è stato invitato per illustrare oltre alla sua arte anche le metodologie didattiche innovative sperimentate al CET, il Centro Europeo di Toscolano, associazione non profit da lui fondata che da oltre vent’anni forma e porta al successo autori, musicisti e interpreti.
Se gli studenti sono stati invitati a cercare e a coltivare le loro attitudini, l’esortazione rivolta agli insegnanti è stata quella a proporre le loro conoscenze, anche le più complesse, con un linguaggio semplice, elementare, ma certo non approssimativo o poco efficace. Un messaggio che ha letteralmente preso vita nel bonario rimprovero a non definirlo ‘paroliere’: “i parolieri sono quelli che fanno i cruciverba, è come dare del giornalaio al giornalista”.
Infine un messaggio di stima e simpatia per la nostra scuola, “per come insegna bene l’inglese”… e speriamo non solo quello!
Articolo di Eleonora Fortunato