Lo scorso 10 gennaio le porte della monumentale Biblioteca Apostolica Vaticana si sono aperte per i nostri studenti del IV e del V Liceo Classico. La richiesta di consultazione del codice Vaticano Greco 909 è stata accolta dal Vice Prefetto Thimoty Janz in persona, che nell’accoglierci ci ha anche confidato: “È uno dei manoscritti a cui tengo di più, ho provato simpatia nel pensare che una scolaresca volesse consultarlo”. Ecco il resoconto vibrante di quello che la nostra Irene Zu ha definito un “viaggio filologico” nel cuore di Roma e dell’immenso patrimonio che custodisce.
Tra gli archi e le colonne millenarie di Città del Vaticano si cela un tesoro di inestimabile valore: la Biblioteca Apostolica Vaticana. Da diversi secoli punto di riferimento per gli studiosi di tutto il mondo, recentemente ha permesso a una piccola delegazione di studenti e docenti della nostra scuola di immergersi in un vero e proprio viaggio filologico alla scoperta di un autorevole codice medievale della “Medea” di Euripide, oggetto di studio sia della quarta classe sia della quinta.
Questa tragedia si impone da sempre come un pilastro della drammaturgia antica: nella profondità dell’animo di Medea si svela una tempesta di emozioni, un intreccio di amore e rabbia che sfida da secoli la comprensione umana. E a una sfida ci siamo sentiti chiamati anche noi proprio dal codice Vaticano Greco 909: poter operare i riscontri filologici a cui le nostre insegnanti ci avevano preparati in classe nelle settimane precedenti la visita ci ha aiutati a comprendere meglio quale cammino accidentato, misterioso e miracoloso le parole di Euripide abbiano compiuto per arrivare fino a noi, da quel lontano 431 a.C.
Guida e mentore della nostra avventura il Vice Prefetto Timothy James Janz, che con informazioni puntuali e accattivanti curiosità sul codice ha contribuito a rendere unica questa visita.
Attraverso i corridoi pieni di libri e sotto le volte magnificamente affrescate del Salone Sistino, il nostro Virgilio ci ha raccontato la storia della Biblioteca, accompagnandoci nella lettura dei versi e regalandoci qualche gustoso aneddoto sui metodi di conservazione dei testi e sul modo di lavorare dei copisti, non tutti sempre così acuti e meticolosi nel portare a termine il loro lavoro (quanto questi errori siano stati poi provvidenziali ce lo ripetono spesso i nostri docenti in classe, ma sentirlo da un filologo vero è stata stata sicuramente un’altra cosa).
Uno degli elementi che ha reso questa visita ancora più straordinaria è stata la consapevolezza della sua eccezionalità: la prestigiosa istituzione, da oltre cinque secoli custode di centinaia di migliaia di manoscritti, volumi a stampa, monete e oggetti d’arte, accoglie studiosi da ogni parte del mondo, ma opera una politica molto restrittiva sugli ingressi, consentendo l’accesso solo ai ricercatori e ai docenti universitari che necessitino della consultazione dei fondi per i loro lavori di ricerca.
Anche se il nostro percorso di studi ci propone quotidianamente le voci del passato più lontano, mai avremmo pensato di poterci meravigliare così tanto di fronte all’antico. Noi ragazzi e i nostri insegnanti ringraziamo ancora con la più viva emozione la Biblioteca Vaticana per averci accolti: ora che abbiamo visto con i nostri occhi con quanta amorevole dedizione essa svolge la sua missione di conservazione del patrimonio librario, sapremo essere forse testimoni più convincenti e autentici del prezioso ruolo che svolge nella nostra società.
Articolo di Irene Zu, 17 anni, IV A Classico (laboratorio di giornalismo)
