Come si contrasta il rifiuto verso la matematica? E come si incentiva l’interesse per formule e teoremi? I nostri insegnanti di Primaria e Secondaria di Primo Grado rispondono con cartoncini colorati, giochi a squadre e competizioni. L’obiettivo è convincerci che la matematica può davvero diventare un gioco da ragazzi.
Negli ultimi anni sono entrati a far parte della didattica molti strumenti multimediali: i libri testo vantano risorse digitali per gli studenti, approfondimenti, eserciziari, piattaforme che permettono di svolgere attività online. Tutto questo è utile ed efficace, ma resta essenziale non trascurare il collegamento con la realtà fisica, che è anche alla base dei concetti primordiali della matematica: il numero nasce dall’esigenza di conteggiare i capi di bestiame e le derrate alimentari, la retta simula la corda tirata dall’agrimensore. “È fondamentale partire sempre dall’esperienza, manipolare tappi, cannucce, sassolini. L’avvicinamento al pensiero simbolico a scuola è impensabile senza il movimento delle mani, l’ascolto – dice Maura Ferritto, docente in Seconda Primaria – Quello che ci interessa è favorire un insegnamento dinamico, in cui il corpo sia tutt’uno col pensiero. Non proponiamo mai lezioni frontali, i banchi sono disposti a isola, lavoriamo sempre in un ambiente di creazione e di risoluzione di problemi e cerchiamo di potenziare le abilità argomentative, chiedendo sempre ai bambini di spiegare il perché di una certa strategia”. A passare nei corridoi della scuola durante le ore di matematica sembra quasi di trovarsi nell’officina matematica di cui parlava Emma Castelnuovo già nel primo dopoguerra, o di risentire le parole di Ana Millán Gasca, tratte dal suo testo “Numeri e Forme” (Zanichelli 2016): “Anche in matematica è vitale guardare oltre la pura alfabetizzazione numerica e disporsi ad accompagnare i bambini in un viaggio nel paesaggio affascinante dei concetti matematici: affascinante perché è un viaggio che si compie con la mente e con l’immaginazione ma anche con il corpo, osservando e toccando; perché esso attraversa tappe sempre nuove (nuovi numeri, nuove forme); e perché, strada facendo, si scopre una moltitudine di connessioni fra concetti, come una rete di fili invisibili che, invece di nascondere il paesaggio, aiutano i bambini a districarsi in esso.”
Ma la volontà di mettersi in viaggio è ciò che contraddistingue anche i nostri studenti della Scuola Media, le cui classi IB, IA, IIC quest’anno hanno partecipato alla finale della VI edizione di “Matematica per tutti”, il concorso nazionale a squadre promosso dall’Associazione Tokalon che ha alla base un’idea di matematica giocosa e partecipativa, un approccio che aggiunge allo studio tradizionale sorpresa, divertimento, relazione e condivisione.
“Per prepararci a questa manifestazione abbiamo integrato la nostra programmazione con attività ludiche a gruppi – racconta la Professoressa Giulia Macciocco – Una vera innovazione, dal momento che tutti noi siamo abituati a considerare il ragionamento matematico come un’attività essenzialmente solitaria. Invece lavorare in un gruppo significa imparare a discutere, ad argomentare criticamente le proprie strategie, affinando nel contempo le capacità di negoziazione, di leadership, di organizzazione del lavoro proprio e altrui”. La soddisfazione della docente diventa ancora più tangibile nel momento in cui le chiediamo le ricadute di queste attività in termini di profitto individuale: “Tutti hanno migliorato il proprio rendimento ed hanno acquisito una maggiore consapevolezza delle proprie capacità. Molti ragazzi, presi singolarmente, sarebbero stati restii nel provare a svolgere i quesiti più difficili, a mettere in pratica strategie diverse o a fornire la propria teoria; in gruppo, invece, hanno capito che potevano dare un contributo, trovando nella sfida un momento di divertimento ma anche di grande crescita personale”.
Questo nuovo approccio alle formule e ai numeri è stato portato nella nostra Middle School dal Professor Matteo Molinari, che è membro dell’Associazione Tokalon e che, formatosi nel magistero del grande storico della matematica Giorgio Israel, insiste sull’idea della storicità e dell’umanità di questa disciplina: “È la prima cosa che dico ai ragazzi: fare matematica non significa fare calcoli, ma rendersi conto di partecipare alla stessa avventura che hanno vissuto Pitagora, Euclide, Galileo. Per capire la natura nelle sue leggi più profonde e misteriose, loro partivano dall’osservazione per dedurre regole e arrivare a una vera e propria modellizzazione della realtà, che è quello che bisogna tentare di fare anche a scuola, servendosi di tutti gli strumenti che oggi abbiamo a disposizione. Per spiegare che la geometria è dinamica, per esempio, utilizziamo i concetti e gli strumenti della matematica classica per arrivare poi alle applicazioni digitali, che ci consentono di avere un’idea più piena del movimento delle figure, delle isometrie, della rotazione”.
E allora grande spazio alla storia della matematica, per capire che ad aver dato i nomi a formule e teoremi sono stati uomini con le loro idee, passioni e sentimenti, e non algoritmi o calcolatori.
