Un due tre… Arché! I bambini protagonisti del pensiero critico

2024

Data di pubblicazione: 10 Ottobre 2024

 

“Perché viviamo se poi dobbiamo morire?”. “Perché Dio ha scelto la terra per far nascere la vita dopo il Big Bang?”. “Come mai ci sentiamo costretti a fare sempre come fanno gli altri?”. Le domande emerse durante i primi incontri del percorso multidisciplinare appena avviato nelle classi Quarte e Quinte della Scuola Primaria non lasciano dubbi: i bambini amano pensare in maniera filosofica e sono pronti a farlo molto prima di quanto solitamente si pensi.

Hanno già mostrato una sorprendente capacità di riflessione e astrazione i bambini coinvolti nei laboratori di filosofia, lettura ad alta voce, antropologia e outdoor learning che hanno luogo il lunedì mattina nell’ambito delle ore di potenziamento. Cercando l’acqua, primo elemento ‘riunificatore’ del progetto, tra i sassi e le foglie del loro giardino, i giovani ‘apprendisti’ delle Quarte e delle Quinte hanno colto in maniera proficua l’opportunità di formulare ipotesi, domande, teorie e di confrontarsi con tematiche e figure di rilievo come Talete, la diversità, il conformismo.

Questo percorso multidisciplinare e trasversale, guidato da docenti che insegnano dalla Scuola dell’Infanzia al Liceo, ha lo scopo di promuovere nei piccoli discenti non solo lo sviluppo di competenze culturali e cognitive, ma anche quelle abilità sociali, riflessive e comunicative così fondamentali per l’armonioso sviluppo della personalità, in cui un ruolo centrale ha la parola come strumento di concettualizzazione e di condivisione della propria visione del mondo e della propria interiorità.

Una priorità che è sorta dall’osservazione quotidiana dei nostri insegnanti: come ci raccontano le maestre Cristina Leo e Lidia Tavani, è sempre più evidente nel modo di esprimersi di bambini e ragazzi un uso della lingua piegato a scopi esclusivamente pratici e perciò estremamente sbrigativo, povero, generico. “Maestra, posso foglio?” è l’esempio che ha posto alla nostra attenzione la maestra Cristina, che non vuole farne una questione di mera norma linguistica infranta, bensì portarci a riflettere sul delicato rapporto tra linguaggio e pensiero. “Avere poche parole nel proprio vocabolario è come avere poche frecce per il proprio arco” continua la docente con una efficace metafora che ricollega la penuria e l’approssimazione linguistica alla capacità di incidere sulla realtà e che interferisce anche nella relazione con se stessi, concetto che ha a cuore particolarmente a cuore la maestra Lidia: “La lingua è lo strumento che permette un avvicinamento agli altri e prima di tutto a se stessi in una sintonizzazione emotiva che però è difficile raggiungere se persino in quelli che dovrebbero essere gli anni della formazione lenta e graduale la preoccupazione maggiore è sempre e solo quella del programma, quasi in un’ottica di prodotto-risultato-profitto”.

In quest’ora settimanale, quindi, la sfida per i bambini non sarà solo apprendere nozioni su Pitagora, Platone e sui modi in cui le loro scoperte hanno plasmato la storia del pensiero e della civiltà, ma esplorare il mondo con uno sguardo diverso, più critico, che diventi lo strumento per superare la frammentazione, pur necessaria, delle discipline. Una riunificazione del sapere che il nostro istituto intende perseguire con coraggio nel segno di una visione sempre più olistica dell’apprendimento, centrata sullo sviluppo integrale degli studenti e sul loro percorso di crescita culturale e umana.

 

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