Sono appena ripartiti per tornare a casa gli studenti in mobilità nel nostro istituto dalla Marymount School di New York. Le cose che resteranno più impresse nella loro memoria? L’arte ammirata nei Musei Vaticani e a Firenze, ovviamente, ma anche il calore delle strette di mano, l’affetto delle famiglie ospitanti e della nostra comunità scolastica, come ci rivela il punto di vista di Alexandra Watkins raccolto dalla nostra Isabella.

 

Alexandra Watkins is a student of Marymount New York and she participated in the cultural exchange program in Istituto Marymount Rome with Elizabeth Frend and Finn Yorke. She was hosted by my family for three weeks, from the 1st of March to the 22nd of March. This interview is a testimony to this wonderful exchange!

What motivated you to participate in the exchange program with Rome as your destination?

History has been something that has intrigued me since a very young age, and when I began taking Latin classes five years ago, this interest was driven towards Roman history. When I saw that a Rome exchange trip was going to be offered, I jumped at the opportunity!

How has your experience at Marymount School in Rome differed from your school back in New York?

The main difference for me was switching from an all-girls school to a mixed gender school. I’ve gotten used to participating in classes with the same gender for a large portion of my schooling, and so it felt a bit strange to have boys in my classes at the start, but I got used to it with time.

What cultural differences have you noticed between New York and Rome, and how have they influenced your daily life?

The main culture “shock” that I’ve had is with handshakes. In the US, often handshakes are reserved for more formal introductions. In Rome it is a much more casual and common gesture, and once I got used to it, I thought it was really sweet having that physical contact when I first met someone. The two-kiss hugs are also less used in the US, though I’ve had experience with them when visiting my Eastern European relatives. Again, I think it’s a really sweet gesture, and I’d like to do it more when I go back.

Can you share a memorable experience or event that has stood out to you during your time in Rome?

One of the most memorable experiences was the day trip I took to Florence with you, Isabella, Raffaella, and Vittoria! We went to the Uffizi, which was gorgeous, and being able to see masterpieces made by Caravaggio, Gentileschi, Michelangelo, and so many more artists in person was an amazing experience. I had a wonderful time walking around such an unhurried and pretty historic city with absolutely lovely people.

How do you think this exchange program will impact your personal growth?

This exchange program certainly had an impact on my independence. Learning how to live in and navigate an entirely new place definitely developed my problem solving and navigation skills. In New York, the streets are planned out in a grid pattern, so there was a bit of a learning curve when it came to navigating Rome’s more windy streets.

What aspects of Italian culture or lifestyle have you found most intriguing or challenging to adapt to during your stay in Rome?

I’ve discovered that Italians and Americans eat at very different times in the day. At school in New York we usually eat lunch at around 11 or 12. Here, the school day ends and lunch starts at around 2. I definitely had to adapt to it, but there are pros and cons to both lunch times.

What do you hope to take away from this experience?

I hope to take away the lovely friendships that I’ve made! I’ve met some really kind and sweet people at Marymount Rome, who have made this exchange better than I could have ever dreamed. I hope to stay in contact with them once I go back to New York!

Which historical and cultural landmark that you explored has been your favorite so far?

Definitely the Vatican Museums! Each room was even more beautiful and packed with history than the last. It was incredibly interesting to just witness such a historically important place, and be in the presence of such stunning art and craftsmanship. I can attest to the fact that I spent half the time staring at the gorgeous ceilings in each of the rooms!

What was it like to stay with an Italian family for three weeks?

My host family are some of the kindest people I’ve ever met, and being able to stay with them for 3 weeks was an absolute joy! It was especially sweet how caring they were, and I’ve learned that I absolutely must bring a jacket or scarf with me, no matter the weather. Every moment was an amazing experience just being a part of their family, and I wouldn’t trade any of it for the world.

What advice would you give to other students considering participating in an exchange program like this in the future?

Just take it all in! Being able to experience day to day life in another country is truly such a unique experience. Meander, eat good food, and form long lasting friendships!

 

Di Isabella D’Ayala Valva, 17 anni, IV A Classico (Laboratorio di giornalismo)

Perché leggiamo ad alta voce

2024

Data di pubblicazione: 15 Marzo 2024

Gli studi di neuroscienze confermano un’intuizione che gli insegnanti hanno da sempre: leggere ad alta voce rafforza in chi ascolta il senso di sicurezza, di empatia e influisce positivamente sulle competenze linguistiche e sulla socializzazione. È per questo che all’interno della nostra comunità educante sono sempre più numerosi i docenti che dedicano parte dell’orario settimanale a laboratori di lettura ad alta voce, come ci racconta la maestra Cristina Leo.

 

“Si impara a leggere a circa sei anni e non si dimentica più. Quante volte ci capita di sentire questa frase, come se un bambino, una volta appreso il meccanismo della lettura, possa continuare per conto proprio a leggere per esercitarsi e per acquisire nuove conoscenze”: la maestra Cristina è un fiume in piena quando le chiediamo di raccontarci che cosa rappresenta per lei l’ora di lettura ad alta voce e non le sembra affatto banale o scontato specificare che insegnare a leggere bene, rispettando i parametri prosodici del testo come l’intonazione o il ritmo, è qualcosa che serve a dotare gli studenti di uno dei principali strumenti di decodifica del pensiero umano.

“Le abilità di lettura condizionano in modo notevole le esperienze che ciascuno farà nella vita. Leggere, perciò, non serve solo a comprendere vari tipi di testo o a rilassarsi con un bel romanzo. Serve in ogni istante della vita”. Ma che cosa succeda concretamente in classe quando l’insegnante legge ad alta voce e quali processi neurologici e cognitivi si attivino nei bambini, la docente ce lo spiega così: “Nella nostra scuola far amare la lettura e i libri è un obiettivo prioritario, in ogni ordine di studio, dalla primaria al liceo; insegniamo le tecniche di lettura a partire dai primi anni, ma affianchiamo costantemente a queste procedure l’ascolto attivo anche quando il bambino ha imparato a leggere da solo. Colleghi delle medie e del liceo mi confermano che anche i ragazzi più grandi mostrano una partecipazione più consapevole alle proposte di lettura, e quindi di contenuto, se mediate attraverso questa pratica. Dal punto di vista cognitivo, gli studi più recenti sottolineano che la lettura ad alta voce esalta aspetti come la qualità della voce, l’intonazione, la musicalità che si rivelano decisivi nell’attivare processi di empatia all’interno del cosiddetto sistema specchio, aspetti che nella lettura silenziosa vengono, invece, totalmente sacrificati”.

Nemmeno all’occhio più distratto sfugge l’atmosfera di complicità e serenità che pervade la classe durante queste lezioni: “Quando leggo un racconto oppure quando faccio vedere le immagini di un albo illustrato narrandone la storia, i bambini si siedono per terra, accanto alla cattedra, e mi ascoltano fino alla fine; poi cominciano a spiegare l’idea che si sono fatti a partire dal racconto, si confrontano, chiedono a loro volta delucidazioni e affrontano i vari argomenti che escono, letteralmente, dal testo”.

Le domandiamo, infine, se concordi col Prof. Federico Batini, docente di Pedagogia sperimentale all’Università degli Studi di Perugia, quando afferma che la lettura ad alta voce è un’espressione di democrazia cognitiva: “Sono perfettamente d’accordo, quando ci si trova nelle prime fasi dell’acquisizione del saper leggere, lo sviluppo delle abilità di comprensione del testo e quello delle abilità di lettura non viaggiano di pari passo. Un bambino alle prime armi nella lettura leggerà bene frasi semplici, ma magari non riesce a comprendere cosa sta accadendo nella storia: ecco allora che interviene l’adulto attraverso la lettura ad alta voce. Citerei a tal proposito un’altra studiosa, Susanna Del Carlo, che ribadisce quanto la lettura di libri ad alta voce rappresenti una delle attività più importanti che gli adulti possano praticare affinché i bambini sviluppino il linguaggio orale e le abilità alfabetizzanti definite come emergent literacy skills, necessarie al successo non solo scolastico, ma nella vita”.

Echi d’archivio: sulle tracce dell’oro portato via dai nazisti

2024

Data di pubblicazione: 13 Marzo 2024

Gli spostamenti dei lingotti tra il 1943 e il 1945, il processo Azzolini e la situazione internazionale negli anni 1946-1957: il PCTO presso l’Archivio Storico della Banca d’Italia ha svelato ai nostri ragazzi una storia che non conoscevano e di cui ora si sentono quasi parte, come spiega Vittoria nel suo reportage.

Il Pcto in Banca d’Italia ha rappresentato veramente una bellissima esperienza. Un’esperienza inattesa, per certi aspetti: varcando le porte di un’istituzione che ha accompagnato la storia del nostro paese, nel suo ruolo di regolazione dell’economia, mai avrei pensato di trovare un clima così aperto e accogliente. Di questo sono estremamente grata, perché è stata proprio la accogliente disponibilità dello staff, la valenza formativa che da subito è stata attribuita ad ogni errore o imperfezione a consentire a tutti noi di trarre il massimo da quella che si è rivelata un’autentica esperienza di vita.

Nell’arco di una settimana, infatti, entrati da semplici studenti, abbiamo vestito i panni di impiegati della Banca d’Italia, ricalcando – in piccolo – la giornata di lavoro tipica di un addetto dell’imponente Archivio Storico dell’istituzione.

Il nostro percorso è iniziato con l’attività di schedatura; ci sono stati distribuiti alcuni faldoni contenenti documenti pertinenti l’oro trafugato dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale. L’attività, svolta a coppie, consisteva nell’analizzare il contenuto di ogni faldone, organizzato in fascicoli e sottofascicoli, per poi inserire quanto trovato sulla piattaforma ASBI (Archivio Storico Banca d’Italia). È difficile descrivere a parole ciò che ho provato quando ho aperto il primo faldone. Sono stata travolta da un fiume di informazioni e intricati episodi di cui non ero mai stata al corrente; leggendo i documenti e mettendo insieme i vari pezzi della vicenda mi sembrava quasi di esserne parte. Toccando quei pezzi di carta carichi di significato sono riuscita a immergermi in una dimensione assai diversa da quella da cui ero partita. Ho compreso la vera importanza dell’archivista, custode della nostra storia e, quindi, della nostra evoluzione.

Nel corso della settimana siamo venuti a contatto con diverse tipologie di fonti presenti nell’archivio della Banca d’Italia; oltre ai numerosi documenti testuali (come lettere, telegrammi, verbali e trascrizioni di scambi telefonici) abbiamo avuto il piacere di imbatterci in fonti di altro tipo, come per esempio le fotografie e i memo-belt, ossia registrazioni effettuate mediante l’utilizzo di un dittafono. Un’ulteriore tipologia di fonti che abbiamo avuto l’opportunità di esaminare e che ci ha particolarmente divertito sono i faldoni del personale, dentro ai quali sono custodite dettagliate descrizioni, comprensive di una valutazione del livello di intelligenza, nonché le aspirazioni di tutti i dipendenti che hanno lavorato presso la Banca d’Italia.

Dopo aver trascorso i primi due giorni come archivisti, siamo stati investiti del complesso, ma avvincente ruolo di ricercatore. Ciò significa che ci è stato dato l’accesso a migliaia di documenti. A gruppi di quattro, abbiamo svolto una ricerca su un aspetto specifico della intricata vicenda dell’oro; gli argomenti assegnati ai vari gruppi erano particolarmente interessanti: gli spostamenti di oro tra il 1943 e il 1945, il processo Azzolini e la situazione internazionale negli anni 1946-1957. L’esperienza da ricercatori è stata difficile quanto gratificante. Non posso negare di essermi sentita un po’ spaesata, talvolta perfino scoraggiata davanti all’immane quantità di informazioni a mia disposizione (decifrare una lettera risalente al 1943 mi ha inizialmente indotto un autentico blocco!). Nonostante ciò, ne è sicuramente valsa la pena di fronte al senso di pienezza e di realizzazione che ho provato nel navigare liberamente attraverso momenti così determinanti della storia moderna e nell’aver ricostruito con successo una cronologia generale degli eventi testimoniati dai documenti.

Il nostro percorso  si è concluso  in bellezza con le presentazioni dei progetti da noi realizzati nel corso del PCTO ai nostri docenti e con una interessante mostra immersiva sulla storia della moneta al Palazzo delle Esposizioni.

Per concludere posso forse affermare che questa questa settimana così particolare, così coinvolgente, ha alimentato in me un nuovo approccio alle informazioni storiche, percepite in una concretezza nuova. I fantastici tutor che ci hanno guidati attraverso questo viaggio ricco di scoperte sono riusciti a trasmetterci quella passione così viva che li lega al proprio lavoro e a farci comprendere la straordinaria importanza di quello che fanno. È stato un percorso a dir poco emozionante. La possibilità di toccare con mano parte della storia che ci ha resi chi siamo oggi, che ha contribuito a plasmare la nostra identità è veramente impagabile. La mia compagna Irene Zu, nel discorso conclusivo con cui abbiamo voluto ringraziare e salutare quelli che per una settimana sono stati i nostri ‘colleghi’ di lavoro, è riuscita a toccare i cuori di professori, tutor e compagni dichiarando che: “Oggi, in un mondo caratterizzato da flussi incontrollati di informazioni, ove la verità può essere distorta o persino manipolata, gli archivi assumono un ruolo cruciale nella difesa della nostra comprensione storica e della nostra identità collettiva. George Orwell affermava: ‘Chi controlla il passato, controlla il futuro. Chi controlla il presente, controlla il passato’. Gli archivi, quindi, diventano i guardiani della verità storica, impedendo che il nostro passato venga distorto o manipolato”. O dimenticato, aggiungerei.

 

Vittoria Emma Boccia, 16 anni, IV A Liceo Scientifico

Echi d’archivio: riflessioni dopo un PCTO

2024

Data di pubblicazione: 10 Marzo 2024

Erano pronti a confrontarsi con documenti, microfilm, ipotesi, schedature, ma mai avrebbero pensato di tornare a casa, dopo soli cinque giorni, consapevoli di cosa si celi dietro la storia ufficiale e di quanto essa sia un racconto in costante aggiornamento. Grazie alla stimolante guida delle Dott.sse Debora Chiarelli e Irene Guerriero, che hanno progettato attività di grandissimo interesse storico e metodologico di cui sveleremo più avanti tutti i dettagli, il PCTO dei nostri ragazzi dell’High School presso l’Archivio Storico della Banca d’Italia si è trasformato in un’esperienza fondamentale per il loro percorso didattico, come testimonia Irene Zu in questo discorso pronunciato l’8 marzo, giornata conclusiva del progetto.

Alla fine della nostra esperienza all’Archivio Storico della Banca d’Italia sono sorte spontanee per noi delle riflessioni. In un’epoca in cui il flusso incessante di informazioni spesso minaccia di sommergerci, ci siamo ritrovati qui a esplorare il significato essenziale degli archivi, veri custodi della nostra memoria collettiva.

Come esseri umani, siamo più che semplici individui; in un certo senso e a fronte delle esperienze fatte, siamo una declinazione degli archivi. Insomma, degli archivi viventi, ovvero un intricato e straordinario accumulo di esperienze, ricordi e tradizioni che ci definiscono e ci rendono unici.

 

Carl Gustav Jung sosteneva che la maturità dell’uomo non si ottiene con il solo invecchiare, ma nell’individuare e sviluppare le nostre risorse interiori e spirituali, e forse il più grande peccato dell’uomo è proprio quello di imparare  dalle lezioni della vita soltanto quando non ci servono più a niente.

 

Gli archivi storici, in un modo simile, rappresentano il nostro tesoro collettivo. Questi sono i custodi dei racconti delle generazioni passate, delle epoche che ci hanno preceduto e hanno plasmato il nostro presente. In essi troviamo non solo i fatti crudi degli eventi passati, ma anche la trama narrativa delle vite umane, con le loro gioie, le loro lotte, e le loro conquiste. Nel corso della nostra esperienza in Banca d’Italia abbiamo avuto modo di toccare con mano un’incredibile varietà di documenti, dai fascicoli istituzionali a quelli del personale, dalle lettere diplomatiche, ai bilanci finanziari, dagli articoli di giornale ai file multimediali. Dietro ogni singolo pezzo un tassello di storia, di vissuto, una firma piuttosto che un’altra, una foglio di carta piuttosto che un altro, una foto e una persona piuttosto che un’altra.

 

Oggi, in un mondo caratterizzato da flussi incontrollati di informazioni, ove la verità può essere distorta o persino manipolata, gli archivi assumono un ruolo cruciale nella difesa della nostra comprensione storica e della nostra identità collettiva. George Orwell affermava: “Chi controlla il passato, controlla il futuro. Chi controlla il presente, controlla il passato”. Gli archivi, quindi, diventano i guardiani della verità storica, impedendo che il nostro passato venga distorto o manipolato.

 

Oggi, quindi, a conclusione delle giornate passate in Banca d’Italia possiamo affermare di avere una nuova consapevolezza di quei documenti considerati da tutti “polverosi”. Poiché all’interno di essi vi è il riflesso delle nostre storie personali e collettive, un prezioso legame tra il passato, il presente e il futuro.

 

In conclusione, vorrei terminare con le parole di Arthur Schopenhauer “L’ignoranza è oscura, mentre la conoscenza è luminosa”. Le parole del filosofo sottolineano il potere trasformante della conoscenza. In un’epoca di disinformazione, la luce della conoscenza deve essere coltivata attraverso la valorizzazione e la tutela dei nostri archivi storici. Questi sono una guida indispensabile nel nostro cammino verso la famosa massima delfica dello  γνῶθι σεαυτόν, conosci te stesso, una comprensione più profonda di chi siamo e del dove stiamo andando.

 

Irene Zu, 17 anni, IV A Liceo Classico

Il futuro nelle nostre radici

2024

Data di pubblicazione: 6 Marzo 2024

In occasione del RSHM Celebration Day – Teacher and Staff Recognition Day, gli studenti ringraziano come ogni anno i loro docenti per l’appassionato lavoro educativo che svolgono e la Maestra Rosa ci testimonia così la lungimiranza della visione educativa delle fondatrici.

 

“La nostra scuola si è sempre distinta per essere aperta a tutti – il nostro motto è non a caso ‘affinché tutti abbiano vita’ – e ci siamo sempre sentiti una piccola comunità internazionale, con tanti bambini di religioni e culture diverse”. La maestra Rosa D’Avanzo, docente nella nostra scuola primaria da oltre trent’anni, collega in maniera significativa i principi cattolici dell’universalismo e dell’accoglienza a quella che lei chiama “la chiave di volta” dell’offerta formativa, cioè il bilinguismo, il cui seme fu gettato dalle suore nel lontano 1930 e che in seguito, grazie all’intuizione di Sister Anne Marie Hill, è diventato una realtà riconosciuta a livello nazionale: “Conoscere la lingua inglese è un modo per entrare nel mondo, tutti noi educatori condividiamo questa visione, così come anche i genitori che scelgono il Marymount come punto di partenza e di decollo per i loro figli: donne e uomini del futuro che saranno cittadini del mondo, persone consapevoli che l’umanità non ha più confini e che si adopereranno per rendere il mondo un posto migliore e più sicuro per tutti”.

“La scuola deve gettare nei bambini il seme per il loro futuro – prosegue Rosa – creare un ambiente stimolante, sereno, di confronto. Non devono esserci più barriere che impediscano loro di condividere, di confrontarsi, di crescere, di stupirsi, di emozionarsi, di realizzare i loro desideri, i loro sogni,  la loro creatività. Quello che a noi sta a cuore è guidarli in questo percorso di ricerca della bellezza, di una vita ricca di valori e di soddisfazioni”.

Una visione pedagogica ispirata a un profondo umanesimo e, per quanto protesa al futuro, solidamente ancorata anche alla storia: “Un altro aspetto molto importante secondo me è consolidare, alimentare il senso di appartenenza a questa comunità educativa, quella che noi consideriamo la grande famiglia del Marymount. Perché questo si realizzi c’è bisogno di conoscere le nostre radici profonde, come in ogni nucleo familiare. I bambini e i ragazzi devono fare esperienza quotidiana con i valori che hanno ispirato le nostre suore. Quando parlo con loro e racconto la storia della scuola sono sempre molto attenti e curiosi, vogliono sapere, conoscere. Anch’io quando sono arrivata volevo sapere quello che era accaduto, volevo conoscere il passato, perché è lì che noi, come identità scolastica, abbiamo le nostre radici. Nei saloni e nei corridoi ci sono tante foto, bisognerebbe fermarsi a guardarle un po’ più spesso: stanno lì appese al muro, ma sono piene di vita, contengono una memoria storica che va alimentata, conosciuta, approfondita, proprio come hanno sempre fatto le nostre religiose, di cui ho una grande nostalgia”.

Il racconto di Rosa prosegue con il ricordo commosso dei primi tempi passati nel nostro istituto, quando era una insegnante alle prime armi, piena di dubbi e bisognosa lei stessa di essere presa per mano: “Sin dal primo giorno in cui sono arrivata e le ho conosciute, le nostre suore mi hanno stupita: erano disponibili, aperte al dialogo, alle novità, specialmente nel campo della didattica. Insomma, facevo fatica a considerarle ‘suore’. Sono state maestre di vita, ti incoraggiavano, ti davano fiducia, ti stimavano, ti ascoltavano; se necessario ti rimproveravano anche, con molta delicatezza, e ti accettavano  per quello che eri, ti davano consigli per migliorare, per crescere come insegnante e come persona. Per loro ho una grande riconoscenza, perché hanno sempre creduto in me e mi hanno presa per mano quando ancora mi sentivo insicura, dandomi gli strumenti per far parte di questa grande famiglia, che sento forte dentro di me anche se ora di loro non c’è quasi più nessuna, tranne Sister John  Bosco e Sister Anna Maria Lionetti, con cui ho iniziato questo lungo viaggio”.

Per un mese quattro studenti del nostro liceo hanno frequentato le lezioni della Marymount School of New York, assaporando la vita tra i grattacieli e i viali alberati di Central Park. Tante le esperienze e le emozioni vissute, come ci spiega Isabella nel suo memoir…

 

 

Nel momento in cui ho messo piede sulla strada innevata, appena fuori dall’aeroporto JFK di New York, non sono riuscita a trattenere l’emozione. Il solo pensiero che sarei stata per tre settimane nella città dove tutti i sogni si avverano mi ha dato la forza di sconfiggere il jet lag e vivere appieno la straordinaria esperienza che avevo davanti. Questo scambio culturale internazionale, organizzato dalla scuola in ogni dettaglio, ha arricchito la mia vita in modi che non avrei saputo immaginare. Durante il giorno  lezioni stimolanti e coinvolgenti mi hanno aperto prospettive nuove e affascinanti, mentre il pomeriggio si trasformava sempre in una nuova avventura esplorativa attraverso i traboccanti canyon della Grande Mela.

 

Tra gli alti grattacieli e le vie affollate c’era Alex, la mia buddy, a rendere questa esperienza indimenticabile. Non è stata solo la mia guida personale in questa straordinaria città e il mio supporto nel momento del bisogno, ma anche la migliore compagnia che avrei potuto desiderare. L’altra incredibile fortuna è stata la famiglia che mi ha ospitata, così disponibile e accogliente da trasformare New York, dalla destinazione internazionale molto lontana che era, in un luogo sicuro e accessibile per il resto della mia vita. Il loro affetto e la loro gentilezza hanno reso ogni giorno speciale.

 

Questa esperienza è stata senza dubbio la più bella della mia vita e la rifarei altre mille volte. Anche se all’inizio poteva sembrare difficile andare in un posto così lontano, ora so di avere la capacità di affrontare qualsiasi sfida in totale autonomia: la fiducia che ho sviluppato in me stessa è un tesoro che mi porterò dietro per sempre.

 

Ogni angolo di New York, ogni cena con la mia host family, ogni straordinario museo visitato, ogni semplice passeggiata tra i grattacieli mozzafiato si sono trasformati in ricordi indimenticabili. Questo scambio culturale non è stato solo un viaggio, ma una trasformazione personale che mi ha insegnato quanto sia preziosa la scoperta di nuove culture, la connessione con gli altri e la fiducia in se stessi. New York, con la sua energia travolgente, è diventata la cornice di un capitolo indelebile della mia vita.

 

Isabella d’Ayala Valva, 17 anni, IV A Liceo Classico

Con un saggio in lingua inglese, il nostro studente del Terzo anno di Liceo Scientifico ha conseguito una valutazione eccellente (10/10) arrivando primo su una graduatoria di 62 studenti.

 

“Bisognava argomentare a partire dal passo in cui Cartesio dice che l’unica cosa sicuramente vera riguardo alla propria esistenza è il fatto che i suoi pensieri esistano. Ho trovato questa traccia molto stimolante perché in generale mi interessano tutti gli argomenti che hanno a che fare con l’essere, forse perché sono così astratti. Il solipsismo in particolare è poi  uno dei miei argomenti preferiti in filosofia”. Guglielmo Catanzaro ha solo 16 anni, ma l’ottima padronanza della lingua inglese e una singolare passione per l’astrazione filosofica gli hanno permesso di raggiungere un traguardo davvero significativo: con una valutazione piena (10 su 10) da parte della commissione giudicatrice, si è infatti aggiudicato il primo posto nella graduatoria regionale delle Olimpiadi di Filosofia, competizione inserita nel programma annuale di valorizzazione delle eccellenze promosso dal Ministero dell’Istruzione e del Merito.

Ottime valutazioni anche per altre due studentesse della nostra scuola che hanno gareggiato, come Guglielmo, nella sezione in lingua inglese: Naria Azizi Tourshisi e Margherita Aprile sono arrivate rispettivamente decima e undicesima, con votazioni di 8.10 e 8.08 su 10.

“Risultati tanto ragguardevoli in una manifestazione di così alto livello scientifico confermano che il bilinguismo, colonna portante della nostra scuola, completa l’offerta formativa in maniera davvero sostanziale, fornendo ai ragazzi qualcosa di più di un codice comunicativo, bensì uno strumento di espressione profonda della loro cultura e della loro capacità critica” – è il commento del nostro Preside Shane Grant, che insieme a tutta la comunità scolastica adesso augura a Guglielmo di trionfare anche nella fase nazionale, che si disputerà il 26 marzo.

INTERNATIONAL UNIVERSITY FAIR: OCCHI APERTI SUL FUTURO

2024

Data di pubblicazione: 29 Febbraio 2024

Corsi di laurea innovativi, piani di studio che fanno della mobilità il loro punto di forza, double degree: il 29 febbraio l’International University Fair ha fatto tappa nel nostro liceo e ci ha stupiti per la ricchezza di proposte che ha portato con sé.

 

Ha preso la forma dinamica di una giornata di comunicazione, rigorosamente in lingua inglese, strette di mano, sorrisi l’appuntamento con le università internazionali organizzato da SRT fairs. Un’occasione preziosa per gli studenti del triennio che guardano con sempre maggiore interesse a percorsi di studio e specializzazione all’estero. “Vedere i nostri ragazzi interagire totalmente in inglese e andare incontro al loro futuro con curiosità e determinazione mi ha reso orgoglioso di loro – ha detto il Preside Shane Grant, che per primo ha accolto con entusiasmo l’idea di ospitare questa manifestazione – Per una scuola a forte vocazione internazionale come la nostra è importantissimo promuovere giornate di questo tipo, che ci mettono in contatto non solo con quello che c’è fuori dall’Italia e dall’Europa, ma anche, forse inaspettatamente, col nostro territorio, poiché con l’occasione sono venute a farci visita realtà interessanti come la German School, l’International Migrants School o l’Istituto Massimo”.

 

Soddisfazione anche da parte dei genitori: “Reperire informazioni sul web è spesso l’unico modo per avere una panoramica dell’offerta accademica all’estero, perciò momenti come questo sono preziosi e spero che la scuola continui a proporli” ci ha detto una mamma in visita.

 

“Un’occasione utile sia a chi ha chi ha già scelto sia a chi è ancora in procinto di farlo” sottolineano due studenti del Quinto anno incuriositi dalla “competitività dei paesi nordici” e dal double degree in Artificial intelligence for business organizzato dal campus Eada Business School Barcellona. “Non avevo idea che ci si potesse laureare in Game development alla Falmouth University nel Regno Unito o in General Arts and Science alla George Town di Toronto” suggerisce Raffaella, colpita dalla chiarezza e dalla gentilezza dei rappresentanti dei vari atenei, desiderosi di attirare nelle strutture per cui lavorano i migliori talenti.

 

“Ho preso tante informazioni sul corso in Relazioni internazionali che si tiene  nell’università di Coventry e poi ho cercato qualcosa sul design per mio fratello” continua Irene, mentre un gruppetto esulta: “Prof, in Lussemburgo ogni anno si può studiare in un paese diverso!”.

“Sono rimasto molto colpito dall’American University di Parigi, in cui a noi studenti italiani riconoscono crediti formativi equivalenti a un intero anno accademico, visto che abbiamo alle spalle un percorso liceale quinquennale anziché quadriennale” chiosa Federico al termine di questa giornata che è stata come una finestra aperta sul mondo e sul futuro dei nostri studenti.

 

www.edu.srtfairs.com

Carnevale, ogni artista vale!

2024

Data di pubblicazione: 27 Febbraio 2024

Maschere create dai bambini della scuola primaria ispirate a Picasso o Magritte e, per finire, una parata trionfale al ritmo della Murga argentina. Anche quest’anno il Carnevale ha avuto la celebrazione che merita.

Continua ad avere una forte connotazione artistica il Carnevale del nostro istituto: nella giornata del Martedì Grasso un flusso di creatività e immaginazione ha attraversato i vialetti del giardino, culmine anche di un articolato percorso artistico e concettuale che ha puntato sulla manualità dei bambini e sul potenziale immaginifico trasmesso loro dallo studio delle grandi figure della storia dell’arte (quest’anno è stato il turno di Picasso, Van Gogh, Klee e Magritte) e dalla carica sovversiva e caleidoscopica di quella complessa forma d’arte a metà tra il teatro di strada, la giocoleria e la satira che è la Murga argentina.

Una curvatura che potrebbe sembrare non avere nulla che fare con la tradizione, eppure la suggestione più potente viene proprio da lì: “La storia del nostro carnevale alla Marymount è un po’ come quella di Arlecchino – racconta María Ángeles Vila, docente dell’istituto e ideatrice del progetto in collaborazione con Jane Victoria O’Connor – la sua mamma gli aveva fatto il vestitino con gli scampoli di stoffa che aveva a disposizione, proprio come abbiamo fatto noi alla Scuola Primaria: ogni classe ha costruito una storia con cui riempire di senso questa giornata. Il nostro è stato proprio un bel Carnevale Arlecchino!”. La collega O’Connor ci spiega gli obiettivi didattici dell’attività: “Abbiamo cercato di coinvolgere gli studenti in un’esperienza educativa che li sensibilizzasse alla lotta contro gli stereotipi di genere e alla sostenibilità, dal momento che le maschere sono state tutte create all’interno delle nostre classi-laboratorio”.

Arte come rappresentazione e celebrazione di bellezza, di divertimento, di coesione, ma anche come strumento per dare espressione a sentimenti contrastanti, di denuncia e di protesta: è il messaggio con cui i due professionisti argentini Pablo Oliver e Karina Filomena hanno propiziato l’incontro creativo delle Quinte con i balli e le musiche della Murga, in una coesistenza tra sacro e profano, lecito e illecito che ha fatto respirare ai bambini quel clima di euforia collettiva tipico dei riti carnascialeschi delle origini. Semel in anno…

RSHM CELABRATION DAY: 4 E 7 MARZO DONIAMO IL SANGUE CON AD SPEM

2024

Data di pubblicazione: 26 Febbraio 2024

Sarà come tutti gli anni una ricorrenza solenne, occasione di ringraziamento e di unione per tutta la comunità scolastica, un giorno da dedicare anche agli altri non solo nelle intenzioni, ma nel gesto concreto della donazione del sangue.

A questo scopo la nostra scuola ospiterà un’autoemoteca con il personale addetto dell’AD SPEM nei giorni:

LUNEDI’ 4 MARZO 2024 dalle ore 8.00 alle ore 11.30 presso la sede di via Livorno 91

GIOVEDI’ 7 MARZO 2024 dalle ore 8.00 alle ore 11.30 presso la sede di via Nomentana 355

Per partecipare alla donazione sarà necessario prenotarsi  entro  VENERDI’ 1 MARZO 2024 inviando una mail a info@adspem.org (INDICANDO NOME E COGNOME – DATA E LUOGO DI DONAZIONE – RECAPITO) o chiamando i numeri 06/49976427-28 (Lun-Sab h 8:00/13:00). Le prenotazioni verranno accettate fino ad esaurimento posti.

Al termine della donazione, colazione offerta da Vivenda a tutti i donatori.

Una sola donazione può salvare tre vite!

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